Il Frico, il formaggio dei duri

Un friulano che almeno una volta nella vita non ha assaggiato il frico non può definirsi un vero friulano. Eh sì, perché il frico è un piatto della tradizione culinaria friulana che ha origini antiche, rustiche e povere, e che viene tramandato di generazione in generazione. Si aggiunga che è un piatto facile da preparare e altamente modificabile; insomma, ognuno ha la sua ricetta personale.

Cerchiamone le origini: sembrerebbe che la prima menzione del frico vada fatta risalire addirittura al Libro de arte coquinaria di Maestro Martino, lo chef personale del Patriarca di Aquileia nella seconda metà del XV secolo.  Nella tradizione della montagna carnica il frico croccante, insieme alla polenta fredda e ben soda, era il cibo da asporto dei boscaioli: stava facilmente nello zaino e si conservava bene anche per più giorni.

Nella sua forma più semplice lo si prepara prendendo del formaggio stagionato (solitamente Montasio di malga) da 6 a 12 mesi e lo si grattugia in una padella di ferro, meglio se antiaderente, formando uno strato circolare del diametro di 10-15 cm. Lo si schiaccia con una paletta per far uscire il grasso in eccesso e lo si fa dorare da ambo i lati. Infine lo si stacca con cura ed è pronto: alla vista sembra un biscotto circolare friabile e croccante. Le sue varianti più battute sono quelle alle cipolle e patate: si tratta sempre di cucina povera, anti-spreco, dai pochi ingredienti ma succulenti… una cucina artigianale che però negli ultimi anni ha conquistato un afflato internazionale.

Nel 2013 Luca Manfè, friulano DOC, riuscì ad ottenere la finale di MasterChef Usa (che poi vinse) ricorrendo al frico con le cipolle; pensare che solo l’anno prima era stato eliminato dalla stessa competizione perché il suo fegato alla veneziana non aveva convinto i giudici del concorso.